Il nettare dell'amore

L’insonnia completa della notte delle mie palpebre

mi ha negato la fuga dell’ebbrezza.

Mi sarei ubriacata,

ma ho coltivato il vino dell’amore tra le ciocche dei miei

capelli rossi.

Barcollo sul ciglio della notte,

mi ergo in piedi dinnanzi al nettare dell’amore,

allo spirito dell’eternità,

spargendomi tra il nulla e il tutto.

Tra i ruscelli e le fessure remote

getto il mio spirito

e il mio corpo ormai dimenticato in un tempo che incatena.

Mi sembra

di non appartenere a me stessa.

Non sono di qui né di lì,

sono colei che si sposta

in cerca del suo spirito tra le poesie,

completa col nettare dell’amore.

E alla fine mi ritrovo innamorata,

viaggiatrice senza una meta.

O insonnia della notte,

e crepuscolo del cielo al tramonto.

Non l’ho contemplato per la stoltezza dei miei giorni,

siate per me una patria,

sicché mi tinga delle ombre della morte.

Voglio essere tra le braccia dell’amato,

far cadere le vesti e restare nuda,

travolta da onde di turbamento e incertezza.

Ci scambiamo il nettare dell’amore

e ci abbeveriamo al vino della sottomissione,

quell’estasi

che sempre mi ricorda la purezza dell’esistenza.

Come se sapessi quel che voglio,

vivo per lui,

fino a offrirgli la mia testa.

Invece voi,

ricordate quel che volete,

giacché solo l’amore fa l’uomo smarrito,

sotto il peso di pensieri di doppiezza.

Solo l’amore

è quel che desidero in questo mondo.