Nasser Rabah
1963
Acqua sete acqua
A volte raccolgo un vuoto profondo nella tasca della camicia, corro come se avessi cose da fare o come se un'illusione mi stesse inseguendo, e il vuoto potesse ricambiare il mio saluto; così ci separiamo all'angolo di una nuova poesia. La lascio cercare posti vuoti nei cuori tristi, uno stormo di sospiri sgorgano da un flauto che interrompe il suo digiuno, benedice metà dei nostri miseri piatti con la sua metà piena. Il mio vuoto è un vecchio bandito cacciato dalla misericordia dei poveri e dei vicoli che ritagliano il tempo per un sorso d'acqua. Io scolpisco un miraggio nella lingua e mi vanto. Oh vecchio mascalzone, vieni a sederti accanto a me, non c'è niente da fare, vieni, perché siamo simili fino alla noia.
Una partenza prematura
Non c'è stato abbastanza tempo per imparare a suonare la musica dei tuoi passi mentre salivi le scale, o per cantare canzoni in rima mentre pulivi l'aria dalla stanchezza della nostalgia. Non c'è stato abbastanza tempo per piantare fiori dei colori dei tuoi vestiti nei vasi dei nostri testamenti, e dipingere tutte queste porte come il tuo scialle di un bianco selvaggio, nè per tagliare l'erba dei corridoi perchè sembrasse essersi svegliata di fretta per vederti. Non c'è stato abbastanza tempo per spiegare alle finestre le ragioni della discesa del Corano al mattino presto, e perché i vicini portavano con sé le loro sedie, e parole di condoglianze nelle tasche, spargendole come sale sulle soglie, ma non c'erano uccelli in casa, né madri
Anime notturne
Anime notturne, vestiti trasandati, trascurati nella notte, escono a vagare per le stanze fredde, indossano le parole dei loro proprietari, amano, odiano, urlano, tornano a dormire prima che sorga il rumore. I vestiti sono le nostre anime represse nell'oscurità, nell'oblio, nell'insonnia che sale dal nostro fissare i soffitti, nei passi ammucchiati sulle soglie delle case come foglie d'autunno scacciate dall'amore. I vestiti sono i tesori della nostalgia di un tempo che non ritorna e le canzoni indimenticabili. Non lasciate l'armadio aperto di notte, affinché le vostre vecchie anime tormentate possano riposare in pace.
Aprite la grande gabbia
Questo testo finora è senza titolo, quindi vi chiedo di aprire la grande gabbia, apritela un po' affinché i bambini possano fuggire dalla trappola della vita, possano assaporare per la prima volta l'odore dell'elettricità, possano toccare con le dita sottili il fremito del cinema, possano chiedere con ansia l'orario del treno per incontrarsi al di fuori delle fantasticherie. Lasciateli attraversare per una volta nella vita una strada pedonale, lasciateli camminare sulle nostre gambe come un'idea per provare l'asfalto. Aprite la grande gabbia affinché gli uccelli conoscano il valore delle ali e sappiano che ci sono altri linguaggi oltre al cinguettio e finali più belli di un'ambulanza. Il viaggio è più blu del mare e i porti, come l'amore, sono verdi e scintillanti. Andatevene, andatevene e lasciate che i genitori custodiscano la vostra assenza. Lasciate le radici nell'oscurità affinché i germogli salgano verso il sole. Salite sulle nostre spalle e uscite dalle macerie per vedere ciò che non abbiamo mai visto e per sapere ciò che non abbiamo mai saputo, che le gabbie sono colpevoli e che noi siamo innocenti. Aprite la grande gabbia, apritela, fatela esplodere. Lasciate che i piccoli escano per impastare i loro sogni con l'acqua della meraviglia, per inviare i loro desideri per posta all'esperienza, per maturare lontano dai resti del tempo e per diffondere la tentazione come dolci nelle mani dei loro familiari. Come hanno trascinato la nave dalla sua prora in cima alle montagne, lasciateli mentire e coccoliamoli un po' la sera. Senza dubbio gli crederemo e chiederemo loro come hanno fatto a risvegliare la risata di aprile. Tra un anno o due torneranno, non tarderanno, nessuno perderà il funerale della propria famiglia.
Poeta e romanziere residente a Gaza. Ha pubblicato sei raccolte di poesie e due romanzi. I suoi lavori sono apparsi in inglese su testate quali The New Yorker, Words Without Borders, Literary Hub, ArabLit, Michigan Quarterly Review, O Bod, Poetry International e Harper’s. Nel 2025 la City Lights Books ha pubblicato Gaza: The Poem Said Its Piece considerato dal New York Times il miglior libro di poesia dell’anno.