Valeri Scherstianoj

1950

 

Degno rappresentante di quella corrente di pensiero, soprattutto di origine mitteleuropea, che esige dalla poesia sonora l'assoluto abbandono della parola intesa come mezzo di comunicazione e veicolo di senso, per comporre poemi fonetici o testi sonori in piena autonomia metodologica, completamente svincolati dalla zavorra linguistica. Siffatti poemi possono sviluppare i loro effetti speciali solo attraverso la postura prettamente musicale della loro espressivitÓ vocale, (vale a dire, intensitÓ, velocitÓ, altezza e coloritura del suono). Si potrebbe dire che siamo di fronte all'ennesima ibridazione tra parlato fonetico e musica. Il poeta sonoro in questo caso, negherebbe sostenendo che la sua sperimentazione pu˛ essere sia 'speech' (discorso) che 'music' (musica), anzi 'speech music', 'sprachmusik'. Sta di fatto che le sue performance, svolte all'insegna dell'improvvisazione, lo vedono passare in rassegna ogni sorta di rumorismo fonetico, ogni possibile suono o sonoritÓ o fonema producibile con l'apparato buccale e quando questo non basta, ricorre all'uso dei pugni battuti sulla testa usata come tamburo o cassa di risonanza per estrarre fino in fondo il timbro acustico desiderato. Tende tuttavia, a memorizzare la durata di certi suoni, convinto ancora una volta, che essi significhino qualcosa.