Gerhard Rühm

1930

 

Si propone di portare la poesia allo stesso livello cosciente raggiunto dalla musica e dalla pittura, non solo, cerca di definire quei prodotti poetici dove il suono della lingua e le sue articolazioni sono elementi coscienti nella costituzione del testo. Fa leva sulle componenti emozionali, le parole che utilizza in performance si vestono di una patina erotica, vengono rese sensuali sia per timbro che per impostazione acustica. Si avvale della permutazione per ottenere effetti stranianti sul parlato, a volte, ricorre all'ironia, a volte, è il turno di un'insistenza calibrata sull'iterazione della parola: tutte queste tecniche tendono proprio a svuotarla e a riempirla di un significato altro. Si spiega facilmente perché assume un ritmo cantilenante, rigorosamente controllato; più che un poema pare di assistere ad una litania o meglio ad una meditazione zen sulla lingua: vuole mantenerla sotto osservazione, la fa progredire tenendola ferma, come fosse un fotogramma sonoro. Definisce il suo intervento live, 'sound gesture' (gesto sonoro), dove rientra a pieno diritto la nozione di tempo; a parte quel suo noto poema dove, inanellando un improbabile duetto con lo scandire dei minuti, ripete costantemente la parola 'ora', bisogna riconoscergli che per ottenere gli scopi prefissi, lui possiede il senso del tempo in performance.