Serge Pey

1950

 

Scrive i suoi poemi su bastoni, si ricorda che in un mercato di Beirut vide riconoscere da parte dei soldati i ragazzi palestinesi, semplicemente facendo loro pronunciare la parola 'pomodoro', tornando a casa vide nell'orto i bastoni che sorreggono piante di pomodoro, da allora decise di scrivere i suoi poemi su bastoni di castagno "per vendicare il nome dell'uomo e del pomodoro".
I temi sociali di controcultura gli appartengono di diritto, la performance ha uno scopo informativo, didattico come il teatro impegnato di Bernard Shaw. In performance è il ritmo in persona, diventa un'unica entità con il bastone che legge scandendo la cadenza in genere binaria, con i piedi avvolti in gambali, e la tensione tonale che sale e scende in sintonia con la voce, suda e s'incrina in avanti, gonfia le gote e soffia, sbuffa e macina parole, un corpo pieno di poesia. "La poesia ­ dice ­ fa di ogni uomo un neonato, che dovrebbe essere sempre pronto a imparare dal mondo, mondo non sempre benevolo, e il poeta sciamano-cantore diventa la voce, indica il percorso", nel suo caso, chi gli ha indicato la via è quel Fernando Benitez, citato anche dalla Vicinelli. Un poeta dedito alla scoperta dell'essere, delle nostre più recondite origini, mentre "il poeta occidentale dovrebbe interrogare la sua penna in modo diverso da un sesso".