Tomaso Binga

1949

 

L'aspetto ludico rientra in maniera legittima dentro le ricerche della poesia, non è mai stato esplicitamente dichiarato come obiettivo, però sin dalle prime performance futuriste e dada, lo spettatore tende al riso. Ora, nessun poeta sonoro fa del cabaret, però portando alla luce le contraddizioni della lingua, infilandosi furtivo dentro le pieghe del nostro comunicare quotidiano, scardinando i luoghi comuni, la performance diviene esilarante. In questo caso, esiste la componente femminile, quella di un artista donna (Bianca Menna) che ha deciso consapevolmente di denominarsi al maschile. Il testo assume importanza vitale, quale traino dei contenuti, e il suo assetto performativo ricalca i dettami polipoetici, in quanto la voce, l'oralità nel suo caso, assume un irrinunciabile ruolo guida.

Note:
cassetta privata dotazione Archivio 3Vitre di Polipoesia.