Antonio Bertoli

1955

 

Siamo di fronte all'ennesimo esempio di poesia che va verso la musica, o meglio poesia che sa inglobare la musica, in questo caso un poeta che ha fatto del verbo Beat e del verbo Panico, i propri vessilli estetici, espone i propri ritmi, poetici ed esistenziali al flusso musicale.
Pertinenti, convincenti risultano essere le loro interazioni, la voce poetica s'impone su tutti gli elementi impiegati nello spettacolo, sembra a momenti un metronomo vocale che scandisce i tempi ritmici, verso accelerazioni dove si percepisce concretamente la trasformazione della voce in corpo, o rallentamenti che fanno affiorare la purezza del respiro. Appena il poeta comincia a rullare il motore della voce, a tenere il microfono incollato alla bocca, il viaggio acustico sta per iniziare, si parte verso l'alto, laddove le parole si disperdono, i messaggi si dilatano, e in filigrana appare la luce orale.

Note:
CD dotazione Archivio 3Vitre di Polipoesia.