Anna Homler

1948

 

Un poema sonoro non è, né lo può essere mai una canzone, tipo di componimento che comporta sempre una netta preponderanza musicale, anche nella cosiddetta canzone d'autore. Un poema sonoro, quando include la musica, la confina a percentuali ridotte rispetto all'organigramma degli elementi coinvolti nella performance, il Manifesto della Polipoesia recita che la musica deve svolgere un ruolo deuteragonista; altrimenti detto, la si deve impiegare come contrappunto, e ciò non suoni a scorno verso una disciplina la cui nobiltà e preziosità non scopriamo certo noi ora; la voce sia sotto forma di oralità che di vocalità è l'elemento leader, e guai se non fosse così, il poema sonoro non avrebbe ragione d'essere ma sarebbe lied, melologo, ballata o altro ancora. Il musicista che si appresta a collaborare con il poeta sonoro deve conoscere questa piccola ma discriminante verità. Ora, qui siamo di fronte all'uso della musica, ma essa rientra perfettamente nei parametri indicati, una linea musicale da un punto di vista ritmico appena accennata, perché la parte forte viene svolta dalla sequenza neologistica adottata. Ci sia permesso di far notare come il linguaggio non-sense utilizzato, rigonfi molto di più il potere comunicativo del singolo fonema, a differenza di quello che succederebbe se fossimo in presenza della lingua inglese.

Note:
I brani di Anna Homler provengono da audiocassetta privata, dotazione Archivio 3Vitre di Polipoesia, Venice, Los Angeles 1989.