Ania Walwicz

1951

 

Dichiara di lavorare a fondo le sue scelte linguistiche sulla pagina, fin tanto che le trova aderenti ai suoi processi di pensiero e sentimento. Spesso si tratta di un linguaggio distorto, alterato, difficile per un lettore, ma tremendamente facile per un ascoltatore. Interpreta i suoi testi come farebbe un cantore di lieder; "mi rendo conto che solo io posso interpretarli sulla scena e conferire loro quella necessaria 'authorial authority' (l'autorità dell'autore)". Performare un testo non significa che esso necessiti l'atto pubblico perché risulta inadeguato a livello scritto, la sonorità esiste già nel testo, lei non deve fare altro che renderla udibile. Resta tuttavia una delle prime a parlare di multivocalità (multivocality) ispirata dai fumetti di Mickey Mouse (Topolino) dove le voci si accavallano provenienti da ogni parte, così nei suoi poemi, c'è un Io parlante ma un Io omnipresente piccolo o grande, che calza a pennello con il concetto di molteplicità della voce.

Note:
courtesy Nicholas Zurbrugg, Sydney, audiocassetta privata dotazione Archivio 3Vitre di Polipoesia.