Allan Vizents

1950 -1987

 

Aveva il raro dono di catalizzare l'attenzione appena apriva bocca (la stessa cosa si dice di Ernst Jandl, quando pronuncia o distorce le parole) anche durante la sua ultima performance in Brisbane (1986), l'audience gli rimandava sul palco ondate d'applausi. La sua poetica deriva da quelle tecniche permutazionali, così come Brion Gysin le ha spiegate nel suo Statement on the Cut-up method and permutated poems (Dichiarazione sul metodo del cut-up e del poema permutazionale) nel 1958. Mentre la caratteristica primaria in Gysin risulta essere la meccanicità, la spersonalizzazione, per dirla con Roland Barthes, si sente attraverso le sue permutazioni che sembrano sgorgare da sole, la grana della voce, in Vizents c'è consistente l'invenzione che gli viene da un atteggiamento ideosincratico verso la lingua quotidiana, inoltre resta stabile il desiderio di raccontare qualcosa che abbia un suo inizio e una fine. Nonostante una stanza della sua casa sia stata a suo tempo, attrezzata con tutto il necessario equipaggiamento tecnologico, i suoi poemi si impongono ancora alla nostra attenzione più per il loro messaggio che per la manipolazione elettronica.

Note:
courtesy Nicholas Zurbrugg, Sydney, audiocassetta privata dotazione Archivio 3Vitre di Polipoesia.